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CORONAVIRUS ED APP: ABDICAZIONE DEL DIRITTO E DELLA RAGIONE?

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di Roberto Capra

 

Ci siamo impegnati per esprimere il nostro dissenso sull’effettiva (in)utilità dell’app di tracciamento per il controllo dell’infezione da COVID-19, esprimendo i nostri dubbi sull’effettiva efficacia di tale soluzione, pur plaudendo alla scelta di una app che – tra le varie proposte – era la meno peggio.

Oggi, dalle ultime notizie e proposte (più o meno sensate) che circolano sembra che i nostri timori fossero addirittura ottimistici.

Anzitutto un dato numerico, riprendendo il calcolo fatto l’altro giorno sembra – secondo le ultime notizie – che si punti ad una copertura minima del 60% della popolazione italiana, dunque 36 milioni di persone circa.

Considerato che realisticamente sia raggiungibile solo circa l’87% della popolazione italiana per raggiungere l’obiettivo sarebbe necessario avere una copertura del 68,97% della popolazione raggiungibile.

Anche se fossimo in un mondo ideale, ove i tamponi sono stati fatti a tappeto alla totalità della popolazione (e così non è) e verificando anche i casi di secondi contagi sullo stesso soggetto, stando ai dati sull’errore dei tamponi, avremmo una potenziale platea di 18 milioni di soggetti “falsi negativi” che stanno usando l’app apparendo come pallini verdi ed una potenziale platea, ancor più vasta, di tamponi “falsi positivi”, quindi soggetti sani che sono risultati erroneamente contagiati (fino al 50%, poniamo che il doppio tampone limiti l’incidenza al 20%) che potrebbero – considerato un errore del 20% – essere circa 12 milioni. In questo quadro potremmo avere una percentuale di persone che può arrivare oltre l’80 percento che hanno l’app installata, attiva e che la stanno usando in buona fede ma con dati errati. Questo prospetto rende chiara a chiunque l’effettiva inutilità dell’app come più volte e da più parti sostenuto.

Il problema attuale non è solo tecnico e numerico, ma anche di ragione o – meglio – della sua abdicazione.

Sono volate proposte per “incentivare la diffusione” dell’app pur senza renderla formalmente obbligatoria.

Non un convincimento basato su ampia trasparenza su ogni aspetto dell’app, comunicazione costante con la popolazione, verifica e miglioramento dei risultati che si potrebbero ottenere con il suo uso, ma una soluzione “geniale”: “se non installi l’app ti limito le possibilità di movimento”.

Ritengo irrealistico e sovrabbondante il paventato uso del “braccialetto elettronico” per lo scopo, ma questa soluzione sembra presentare dei limiti, anche a livello costituzionale.

Che crimine commette chi non installa una app il cui uso è volontario?

E se non la installo (magari sono completamente sano) e viene limitata la mia possibilità di movimento, dov’è la mia libertà garantita dall’art.13 Cost.?

Se invece la mancata installazione venisse perseguita penalmente con possibilità di misure cautelari temporanee…dove sarebbe la volontarietà dell’installazione?

Soprattutto – posto che le limitazioni devono essere introdotte per legge – ci dobbiamo aspettare un ennesimo decreto legge? E se questo non venisse poi convertito in legge nei famosi 60 gg. previsti dall’art. 77 Cost.?

Ad onor del vero va detto che, secondo un noto portale “antibufale” l’ipotesi del “braccialetto” sarebbe limitata agli anziani che, meno propensi a sposare una tecnologia di questo tipo, verrebbero muniti di questo device con il compito di fornire alle autorità maggiori informazioni sugli spostamenti dei diretti interessati (https://www.bufale.net/caciara-inutile-per-app-immuni-anti-coronavirus-voci-su-download-obbligatorio-o-spostamenti-limitati/?fbclid=IwAR2XM1Fq3DCIWHC2uvWWMm42aZ-fUmSa7haUXPtK7z54K_71XzlEnLmBBUc).

Per lavoro ho avuto modo di sperimentare che anche le persone anziane, foss’anche per stare a contatto con la famiglia, si sono adattate in buona percentuale all’uso almeno basilare di app semplici come Whatsapp e mi aspetto che l’app abbia un uso molto intuitivo.

A questo punto mi domando se, in caso di persona anziana dotata di smartphone, che non voglia installare la app venga comunque proposto o – peggio – imposto l’uso del braccialetto

Oltre a questo aspetto numerico e giuridico va evidenziato anche l’aspetto di sicurezza: ieri è stata riportata la notizia di un data breach nell’app di tracciamento usata in Olanda: nomi, mail e password criptate (e vorrei sapere come) sono state rese pubbliche ed in chiaro.

Un problema che sembra essere stato minimizzato dai creatori, ma che ci dovrebbe far riflettere sui rischi connessi alla sicurezza.

A questo si aggiunge che in Immuni viene usata la tecnologia Bluetooth, che bisognerebbe tenere attiva e le cui protezioni sono facilmente crackabili (con una ricerca di 3 secondi su Google ho trovato tutte le istruzioni per il bypass di un pin a 6 caratteri).

In questa prospettiva tutt’altro che rosea, sia dal punto di vista dell’utilità pratica della soluzione individuata. sia dei rischi a cui essa ci potrebbe portare (dalla riduzione dei nostri diritti costituzionali alla diffusione incontrollata di alcuni nostri dati), mi stupisce che solo una piccola parte di studiosi (secondo “La Repubblica” di ieri 300 Ricercatori di tutto il mondo hanno firmato una lettera aperta sul tema) si sia resa conto dei rischi delle soluzioni individuate.

Mi è sorto un dubbio, ovviamente provocatorio, ma sto iniziando a pensare che l’arcaico timore della malattia e della morte possa essere usato per favorire l’abdicazione del diritto e della ragione

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