Diritto anonimato madre biologica

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La Cassazione ha ribadito, con l’ordinanza 3004/18, un orientamento che era già stato adottato dalla S. C. con le sentenze 15024 del 2016 e 22838 del 2016, in base al quale il figlio, nato da un parto anonimo, ha il diritto di sapere chi è la madre naturale alla morte di quest’ultima.

Se infatti è legittimo il diritto alla privacy della madre in vita, che ha deciso di dare in adozione il proprio figlio rimanendo nell’anonimato, deve considerarsi altrettanto legittimo il diritto del figlio di venire a conoscenza delle proprie origini.

La questione è sorta dopo la richiesta di un figlio adottivo di sapere l’identità dei genitori biologici; dalle ricerche risultava che il padre era ignoto e la madre deceduta.

Secondo quanto previsto dal D. lgs. n.196/03 articolo 93 comma 2, il termine è di cento anni dalla formazione del documento oltre il limite di vita della madre che ha partorito senza voler essere nominata, per il rilascio della copia integrale del certificato del parto.

In questo modo si perderebbe tuttavia il diritto fondamentale del figlio di conoscere le propri origini anche dopo la morte del genitore e tale assunto sarebbe in contrasto con la necessaria reversibilità del segreto.

A tal fine la Corte costituzionale con sentenza 278/13 ha stabilito la non applicabilità di tale termine, perché se è lecito il diritto alla privacy della madre che ha scelto l’anonimato è altrettanto legittimo per il figlio conoscere, dopo la morte del genitore biologico, la sua provenienza e ciò in considerazione del fatto che dopo la morte del genitore che vuole rimanere anonimo vengono a mancare quelle ragioni di protezione dei propri dati meritevoli di tutela durante tutto il percorso della vita.

 

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