Più controlli sull’Hate speech

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Il 17 gennaio 2018 il Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, risponde ad un’intervista sull’Hatespeech, il linguaggio di odio che tocca migranti, donne, bambini e che pervade social e siti da anni, grazie anche a chi ha volto lo sguardo da un’altra parte rendendosi complice di lesioni ai diritti di dignità e riservatezza anche di dati sensibili.

Il Presidente Soro riferisce di un’iniziativa contro l’hatespeech organizzata a settembre dal Consiglio nazionale forense al G7 dell’avvocatura, iniziativa che, insieme alla legge contro il cyberbullismo del governo ed alla task force della Commissione europea contro le fake news, dà un segnale concreto alla lotta nel contrastare l’odio.

L’Autorità Garante, infatti, ha intrapreso una collaborazione con i social network con evidenti progressi in questo senso, in più è stato siglato un accordo con la Polizia postale per fronteggiare questi fenomeni.

Il Presidente sottolinea come la legge Ferrara contro il cyberbullismo assegni al Garante notevoli responsabilità, attribuendogli il ruolo di controllore di link e video inopportuni, con il compito di rimuoverli entro 48 ore dalla segnalazione di un minore o della famiglia.

Durante l’intervista viene ricordato il dramma della quattordicenne di Novara, Carolina, che si è tolta la vita dopo la diffusione di un video contenente lo stupro subito, video che continuava a circolare su un sito giamaicano.

Soro a questo proposito, sottolinea come tali contenuti si moltiplichino velocemente, creando contraccolpi dai risultati drammatici, sottolineando l’importanza dell’individuazione dei titolari di piccoli siti registrati all’estero e della connessa tempestività dell’intervento nel rimuovere contenuti illeciti.

In tal senso appare urgente avviare la procedura di cooperazione con gli Stati esteri vista la complessità di tali procedure, con l’intervento attivo della Polizia postale.

Purtroppo i minori vittime di reati come il cyberbullismo sono in forte crescita e il Garante richiama ad una collaborazione tra famiglie, scuole ed agenzie educative per combattere il fenomeno ponendo l’attenzione su come si rendano necessarie misure efficaci e responsabilizzazioni da parte dei giganti del web i cui doveri dovrebbero essere messi nero su bianco.

Non basta un algoritmo, così come ha previsto Zuckerberg, per monitorare il linguaggio dell’odio, serve la responsabilizzazione dei social ad intervenire in modo efficace e tempestivo anche per ciò che riguarda le fake news.

Colossi come Facebook effettuano una raccolta massiva di dati personali, anche biometrici, per iniziative di profilazione commerciale spesso passivamente subite dagli utenti, questo è un grave rischio in quanto i dati personali sono la maggiore fonte di economia contemporanea, gli utenti devono essere più consapevoli nel cedere informazioni personali perché in quel momento cedono fette consistenti della loro libertà.

Purtroppo i minori sono le prime vittime di questo sistema e andrebbero educati a muoversi nella rete così come vengono educati ad attraversare ad un semaforo, i bambini tra i 5 e i 13 anni che navigano in rete sono il 44% e di questi il 57% lo fa senza la visione dei genitori.

I colossi della rete hanno capito che una maggiore attenzione ai reati che si svolgono in rete, come il linguaggio dell’odio, i video illeciti o le vendette che si attuano tramite il web, oltre ad evitare episodi drammatici li proteggono da quella cattiva reputazione che può diventare la tomba dell’economia digitale.

Inoltre è opportuno ricordare che tutto ciò che è digitale è attaccabile e che la sicurezza e la protezione dei dati personali è indispensabile in questo nuovo mondo.

 

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