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Scandalo facebook

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50 milioni di profili del social media rubati e messi al servizio della campagna di Trump e della Brexit.

Come assicura il social network, Mark Zuckerberg e la sua vice Sheryl Sandberg, stanno lavorando affinché vengano appurati i fatti e affinché si possano prendere le misure più idonee, dichiarando l’impegno profuso per rafforzare le loro policy a protezione dei dati personali e l’avvio di iniziative in tal senso; a fronte di questo scandalo il fondatore del social preferisce affidare a comunicati le risposte sia per le autorità sia per i suoi utenti che chiedono delucidazioni in merito.

Ancora silenzio sulla campagna virale #DeleteFacebook“cancella facebook” e sul crollo del titolo in borsa. Zuckerberg è stato convocato dal presidente del Parlamento UE per chiarire davanti ai rappresentanti di 500 milioni di europei che i dati personali non vengano utilizzati a vantaggio di una manipolazione ai danni della democrazia.

Il fondatore del social è stato convocato anche da una commissione parlamentare britannica per dar conto dell’accusa di aver messo a disposizione dati personali senza consenso; la commissione ha tuttavia trovato le spiegazioni fornite ancora “ingannevoli”.

Alla richiesta della commissione se tali dati fossero stati utilizzati senza consenso, le risposte sono risultate ingannevoli e volte a minimizzare quanto accaduto e i relativi rischi; la commissionaria europea, Mariya Gabriel, ha sottolineato come la protezione dei dati abbia un valore fondamentale per tutta la commissione europea e di come questo caso venga seguito attentamente, ricordando che la commissaria responsabile della Giustizia, Vera Jourova, è negli Stati Uniti per chiarimenti sulla vicenda.

E’ un dato di recente scoperta che il programma per la raccolta di dati su Facebook fu avviato dalla Cambridge Analytica con la supervisione di Steve Bannon, ex stratega di Trump.

Secondo Chris Wylie, “talpa” che ha provato lo scandalo, Bannon ha cominciato a lavorare ad un programma ambizioso, questo tre anni prima del suo ingresso alla Casa Bianca, per dar vita a profili precisi di milioni di elettori americani, con la possibilità così di testare l’efficacia dei messaggi populisti che sono stati poi alla base della campagna elettorale di Trump.

Anche l’autorità italiana, a seguito di quella indipendente britannica, ha inviato a Facebook richiesta di informazioni per quanto riguarda l’impiego di data analytics come comunicazione politica da parte di terzi diversi dal social. L’AgCom aveva già richiesto i dati relativi a strumenti e servizi messi a disposizione, durante la campagna elettorale 2018, per i soggetti politici e per gli utenti, considerando che le tecniche di profilazione selettiva degli utenti possono consentire la realizzazione di campagne mirate.

A questo proposito sembra che già nel 2012 sia stato usato tale sistema. L’autorità, a questo punto, vuole approfondire quei rapporti tra partiti politici, piattaforme on line e personalizzazione dei messaggi elettorali.

Il Garante per la privacy italiano, Giovanni Buttarelli, sottolinea quanto il problema sia urgente e reale, anche in vista delle prossime elezioni europee, avvertendo le altre istituzioni UE e affermando quanto l’Europarlamento abbia preso coscienza dei rischi e sia impegnato ad approfondire la questione istituendo anche una commissione speciale, a cui il Garante italiano offre a il proprio sostegno.

Anche la Casa Bianca è intervenuta in tal senso, con un proprio funzionario, chiedendo la protezione della privacy degli americani.

Mantiene riservo, invece, la Cambridge Analytica nonostante il suo lavoro per la campagna elettore di Trump. La Federal Trade Commission, secondo indiscrezioni, ha avviato un’indagine sul social, ma non ha voluto rilasciare commenti in tal senso.

I vertici di Facebook, compreso il suo fondatore, dovranno incontrare i dipendenti del gruppo per discutere del caso Cambridge Analytica.

 

 

 

 

 

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